Confini fragili e bisogno di approvazione: il terreno della manipolazione

Quando parliamo di manipolazione, non parliamo di un fenomeno raro. È qualcosa che tocca tutti, ma non tutti nello stesso modo. Alcuni sembrano quasi protetti, altri invece si ritrovano a cedere facilmente, senza nemmeno capire come ci siano finiti dentro.

La differenza sta in fattori psicologici molto concreti: i confini emotivi, l’autostima, la gestione delle emozioni.

Confini emotivi fragili

I confini emotivi sono ciò che ti permette di distinguere cosa appartiene a te e cosa appartiene all’altro. Quando sono fragili, questa linea si confonde. I bisogni degli altri diventano più forti dei tuoi, e dire “no” ti fa sentire colpevole o ingrato.

È qui che la manipolazione trova spazio: basta un po’ di pressione, un tono di voce, una minaccia velata, perché tu perda il centro e ti muova nella direzione dell’altro.

Autostima instabile

Se il tuo valore non è radicato dentro di te, ma dipende dal giudizio esterno, allora una critica o un complimento hanno il potere di cambiare chi sei. In questo stato il manipolatore ha vita facile: ti toglie approvazione quando provi a difenderti e te la restituisce quando ti adatti.

Non si tratta solo di sentirsi insicuri: è come se il tuo baricentro fosse sempre fuori da te, negli occhi degli altri.

Bassa regolazione emotiva

La manipolazione non agisce tanto sulla logica, ma sulle emozioni. Ansia, paura, rabbia, senso di colpa. Se non sai regolarle, diventano più grandi di te. In quei momenti l’unica priorità è farle cessare, e spesso questo significa cedere pur di calmare il disagio.

Non è una scelta razionale: è il corpo che cerca sollievo, anche a costo di tradire i tuoi bisogni più profondi.

Ma chi sono le persone più vulnerabili?

Sono spesso quelle cresciute senza riconoscimento. Bambini le cui emozioni non sono state accolte, o che sono stati ridicolizzati o svalutati quando provavano a esprimersi. In questi contesti impari che non puoi essere amato per quello che sei, ma solo per come ti adatti.

Da adulti questo si traduce in un bisogno costante di approvazione esterna, nella difficoltà a sentire legittimi i propri confini, e in un continuo spostarsi verso ciò che l’altro chiede. Dire “sì” anche quando dentro di te sarebbe un “no”, sentirti in colpa ogni volta che provi a proteggerti, confondere i tuoi bisogni con quelli altrui.

Manipolazione e relazioni

La manipolazione prende forza soprattutto nelle relazioni strette: coppie, famiglie, amicizie, contesti di lavoro. Più il legame è importante, più la paura di perderlo diventa leva di controllo.

Chi ha confini solidi può vivere la stessa pressione senza crollare: sente la critica, il ricatto emotivo, il senso di colpa, ma non li scambia per verità assolute. Mantiene integrità.

Chi ha confini fragili, invece, sente quelle stesse pressioni come un verdetto: “se non cedo, perdo amore, valore, appartenenza”. Così si piega.

Dal riconoscimento mancato alla ricostruzione di sé

La vulnerabilità alla manipolazione non è definitiva. Non si scioglie con un consiglio rapido, ma con un lavoro graduale. Rafforzare i confini non è solo imparare a dire “no”, ma imparare a sentire il proprio “no” come legittimo. Costruire autostima non significa ripetersi frasi motivazionali, ma sviluppare un valore interno che non crolla a ogni critica.

Le nuove relazioni giocano un ruolo centrale: rapporti in cui ti senti visto e rispettato permettono di ricostruire quella protezione interna che mancava.

La manipolazione colpisce di più chi ha confini fragili e un’identità instabile. Non è colpa, non è debolezza: è il risultato di esperienze passate che hanno insegnato ad adattarsi per sopravvivere.

Ma non è un destino immutabile. Lavorare sui confini, sull’autostima e sulla regolazione emotiva è il vero fattore di protezione. È questo che permette alla sensibilità di smettere di essere un terreno fertile per la manipolazione e di diventare una risorsa.

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