Che cosa significa avere un’alta intensità?

Per anni la psicologia ha cercato di spiegare perché alcune persone sembrassero vivere il mondo in modo diverso.

Perché alcune non riuscissero ad accontentarsi di una risposta semplice.

Perché certe emozioni sembrassero travolgerle.

Perché alcune idee diventassero vere e proprie ossessioni.

Perché un rumore, un’ingiustizia, una melodia o un tramonto potessero trasformarsi in un’esperienza così intensa da occupare completamente la mente.

Lo psicologo Kazimierz Dąbrowski provò a guardare tutto questo da una prospettiva diversa.

Non come un insieme di sintomi, ma come diverse forme di intensità.

Le chiamò sovraeccitabilità e ne descrisse cinque.

1. Sovraeccitabilità intellettuale

La sovraeccitabilità intellettuale è il bisogno continuo di comprendere. Non ci si accontenta facilmente di una risposta, perché ogni risposta sembra aprire una domanda ancora più grande.

Immagina un bambino. All’inizio obbedisce, come fanno tutti. Gli viene detto di dire grazie, e lui dice grazie. Gli viene detto di andare a dormire, e lui va a dormire. Poi cresce e, improvvisamente, qualcosa cambia. Inizia a chiedersi: Perché?Perché questa regola dovrebbe essere giusta? Perché devo fare quello che fanno tutti? Perché esistiamo? Perché soffriamo? Perché esiste qualcosa invece del nulla?

Il conflitto nasce quando queste domande vengono liquidate con un semplice: “Pensi troppo.” Così, invece di imparare a fidarsi della propria curiosità, quella persona può iniziare a considerarla un problema.

2. Sovraeccitabilità emotiva

Alcune persone vivono le emozioni con una profondità difficile da spiegare. Non si tratta soltanto di provare gioia o tristezza più intensamente, ma di essere profondamente toccati dalle relazioni, dalle ingiustizie, dalle perdite e perfino dalle piccole esperienze quotidiane.

Immagina una bambina che vede un compagno escluso dal gruppo. Gli altri, il giorno dopo, hanno già dimenticato l’accaduto. Lei continua a pensarci. Si chiede come si sia sentito, se qualcuno gli abbia parlato, se avrebbe potuto fare qualcosa.

Il conflitto nasce quando cresce sentendosi dire che è “troppo sensibile”, come se il problema fossero le sue emozioni e non il modo in cui vengono accolte.

3. Sovraeccitabilità immaginativa

Per alcune persone l’immaginazione non è un passatempo. È il modo in cui funziona la loro mente.

Un bambino guarda un vecchio albero e immagina le persone che si sono sedute sotto quei rami cento anni prima. Si inventa storie, costruisce mondi, collega simboli, sogna scenari che per gli altri non esistono.

Con il tempo può iniziare a sentirsi ripetere che vive troppo con la testa tra le nuvole, che dovrebbe essere più concreto, più realistico.

Il conflitto nasce quando una delle sue risorse più grandi viene interpretata come una distrazione o una perdita di tempo.

4. Sovraeccitabilità sensoriale

Ci sono persone che non vivono semplicemente gli stimoli: li assorbono.

Un odore, una luce, una consistenza, una musica possono trasformarsi in un’esperienza estremamente intensa.

Immagina una bambina in classe. Tutti continuano la lezione senza difficoltà. Lei, invece, non riesce a smettere di sentire il ronzio delle luci al neon, l’etichetta della maglietta che le dà fastidio, il rumore delle sedie che si spostano, il profumo troppo forte del pennarello appena aperto.

Il conflitto nasce quando gli altri le ripetono che esagera, mentre lei sta semplicemente vivendo un’esperienza sensoriale diversa.

5. Sovraeccitabilità psicomotoria

Questa forma viene spesso confusa con il semplice essere “iperattivi”, ma non è la stessa cosa.

È come avere un’energia interna che chiede continuamente di essere espressa.

Immagina un ragazzo che torna a casa dopo una giornata intensa. Non riesce a stare fermo. Esce a correre, poi torna e scrive per un’ora, prende la chitarra, inizia un nuovo progetto, riempie pagine di idee. Non lo fa perché è obbligato. Lo fa perché quella energia, se rimane ferma, sembra quasi cercare una via d’uscita.

Il conflitto nasce quando per anni si sente ripetere che dovrebbe calmarsi, rallentare o imparare a stare fermo, fino a vivere quella parte di sé come qualcosa da reprimere.

Una precisazione importante

Le sovraeccitabilità non sono etichette e non descrivono tutta una persona.

Sono semplicemente uno dei modi con cui Dąbrowski ha cercato di spiegare perché alcune persone sembrino vivere il mondo con un’intensità diversa.

Ed è proprio questa intensità, quando incontra un ambiente che non la comprende, che può dare origine a uno dei concetti più affascinanti della sua teoria: il conflitto interiore. Ma questa è un’altra storia. Una storia che, almeno per me, ha cambiato completamente il modo di guardare alla sofferenza. Ne parlerò in un prossimo articolo. Se non vuoi perdertelo, iscriviti gratuitamente alla newsletter.

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