Confini interiori e coraggio: quando le voci dentro di noi bloccano l’azione

Confini interiori e coraggio: quando le voci dentro di noi bloccano l’azione

Parliamo spesso di confini nelle relazioni, ma ci dimentichiamo dei confini interiori.

Sono quei limiti invisibili che ti permettono di distinguere: “questa voce la ascolto, questa la lascio passare”.

Quando i confini interni sono fragili, accade una cosa precisa: le parti più rumorose prendono il comando. E il coraggio resta bloccato.

Le voci che parlano troppo forte

Dentro di noi convivono tante voci. C’è quella che critica, quella che ha paura, quella che si vergogna, quella che ti mette in guardia da possibili rischi.

Spesso non sono nate per caso.

A volte sono meccanismi di sopravvivenza: il tuo corpo e la tua mente hanno imparato a proteggerti reagendo in un certo modo. Se da piccolo sei stato esposto a situazioni che ti spaventavano, il tuo sistema ha sviluppato strategie per tenerti al sicuro: l’iper-allerta, la fuga, il blocco.

Altre volte, però, non si tratta di sopravvivenza immediata, ma di introiezioni. Sei stato criticato così spesso da credere che “non sei mai abbastanza”. Ti hanno fatto vergognare così tante volte da portare quella vergogna dentro di te, come una regola silenziosa: “se mi mostro per quello che sono, sarò rifiutato”. Oppure ti hanno spaventato così tanto da farti credere che dire la tua porti sempre a una punizione.

Queste voci diventano interne, fanno parte del tuo dialogo interiore, fino a sembrare la verità.

Che cosa succede quando i confini interiori sono fragili

Quando non hai confini interni chiari, finisci per dire “sì” a quelle voci.

– Vuoi prepararti a un colloquio o a un esame, ma una parte ti blocca con pensieri come: “non hai competenze, non ce la farai mai”.

– Vuoi iniziare un progetto, ma subito si accende la voce che dice: “non sei quel tipo di persona, gli altri lo troveranno ridicolo”.

– Vuoi dire no a una richiesta che non senti tua, ma parte la paura che l’altro si arrabbi, che ci sia una ritorsione.

Senza confini interni, queste voci diventano padroni di casa. Occupano tutto lo spazio, fino a soffocare il coraggio e con esso la tua energia vitale.

Come queste voci influenzano il coraggio e l’energia positiva

Qui è importante essere chiari: non si tratta solo di pensieri. Il corpo vive queste voci come minacce reali.

La Polyvagal Theory di Stephen Porges lo spiega bene.

Il nostro sistema nervoso reagisce sempre alla percezione di sicurezza o pericolo.

– Quando percepisce minaccia, entra in hyperarousal (iper-attivazione): ansia, agitazione, pensieri che corrono veloci.

– Oppure scivola in hypoarousal (shutdown): immobilità, torpore, senso di impotenza.

In entrambi i casi, il sistema si chiude. È come se il cervello dicesse: “sopravvivi, non rischiare”. Ma questo blocca proprio l’accesso a quella parte di noi che può essere creativa, aperta, capace di scelta.

Ecco perché quelle voci interne non solo fanno rumore: tolgono ossigeno all’energia positiva che già hai. Il coraggio resta soffocato non perché non esiste, ma perché il tuo sistema è bloccato in modalità difensiva.

Come il counseling sblocca questo meccanismo

Qui entra in gioco il lavoro di counseling. Non si tratta di dare consigli o motivazione dall’esterno. Si tratta di creare uno spazio in cui puoi:

1. Dare significato alle voci. Non basta sapere che hai paura o vergogna. Serve capire che cosa raccontano della tua storia, da dove arrivano, perché sono diventate così potenti.

2. Accogliere senza identificarti. Quelle voci non sono “te”. Sono parti di te, ma non tutta la tua identità. Nel percorso impari a guardarle da fuori, a contenerle, invece che a subirle.

3. Ritrovare l’energia positiva che è già tua. Seguendo la prospettiva di autori come Gabor Maté, possiamo dire che le emozioni represse non spariscono: restano nel corpo, bloccano vitalità e salute. Il counseling ti aiuta a sciogliere queste emozioni e a liberare energia che era congelata in paura, vergogna, senso di colpa.

Non è un processo di aggiunta, ma di liberazione. Non si tratta di costruire da zero il coraggio, ma di permettergli di emergere al di sotto delle voci che lo hanno sempre zittito.

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