Sensibilità o intensità?

Negli ultimi anni il concetto di alta sensibilità ha aiutato milioni di persone a dare un nome al proprio modo di percepire il mondo. Per molti è stato un punto di svolta.

Eppure, per alcune persone, sembra rimanere una domanda aperta. Perché alcune persone non si limitano a percepire il mondo più profondamente. Hanno bisogno di capirlo, di metterlo in discussione, di cercarne continuamente il significato. Vivono emozioni così intense da trasformarle in arte, idee, cambiamenti radicali. Sentono un’energia che le spinge continuamente a creare, esplorare, cercare.

È qui che il concetto di intensità diventa fondamentale.

Nel precedente articolo abbiamo visto le cinque forme di sovraeccitabilità descritte da Kazimierz Dąbrowski. In questo articolo, invece, proveremo a capire una domanda diversa: che cosa aggiunge il concetto di intensità rispetto all’alta sensibilità?

L’alta sensibilità descrive come percepiamo il mondo

Negli ultimi anni il concetto di alta sensibilità ha aiutato milioni di persone a dare finalmente un nome a qualcosa che avevano sempre sentito, ma che non riuscivano a spiegare. Elaine Aron ha mostrato come alcune persone abbiano un sistema nervoso che elabora gli stimoli con maggiore profondità: percepiscono più dettagli, vivono le emozioni più intensamente, si sovraccaricano più facilmente e hanno bisogno di più tempo per elaborare ciò che accade.

È stata una teoria rivoluzionaria, perché ha smesso di considerare queste caratteristiche come un difetto e le ha riconosciute come un diverso modo di funzionare.

Per moltissime persone questa descrizione è sufficiente. Per altre, invece, rimane la sensazione che manchi ancora un tassello.

L’intensità descrive quello che succede dopo

È qui che, a mio avviso, il concetto di intensità aggiunge qualcosa.

Per alcune persone, infatti, percepire qualcosa non basta. Ogni esperienza diventa l’inizio di un processo. Una conversazione continua a risuonare per giorni. Una perdita cambia il modo di vedere la vita. Un’opera d’arte apre nuove domande. Un libro diventa l’inizio di una ricerca. La mente non si limita a registrare ciò che accade: sente il bisogno di comprenderlo, collegarlo, trasformarlo in qualcosa di nuovo.

È questo che, per me, distingue la sensibilità dall’intensità.

La differenza è quello che succede dopo

Immagina due persone che leggono la stessa notizia di attualità come può essere una guerra.

Entrambe soffrono. Entrambe provano rabbia, tristezza, impotenza. Ma una inizia a chiedersi perché l’essere umano continui a ripetere gli stessi errori, quale ruolo abbiano la politica, la cultura, l’educazione, il potere. Si domanda se esista un modo diverso di costruire la società, legge, studia, cambia idea, rimette continuamente in discussione le proprie convinzioni. Non riesce a smettere di cercare.

Ed è proprio questa ricerca continua che, secondo me, rappresenta uno degli aspetti più caratteristici dell’intensità.

Possono esistere separatamente?

Questa è una domanda a cui oggi la ricerca non dà ancora una risposta definitiva.

Le teorie di Elaine Aron e di Kazimierz Dąbrowski sono nate in contesti diversi e con obiettivi differenti. La prima descrive il modo in cui alcune persone percepiscono il mondo; la seconda descrive alcune modalità con cui l’esperienza può essere vissuta ed elaborata.

Per questo motivo credo sia possibile immaginare persone che si riconoscono completamente nell’alta sensibilità senza identificarsi nell’intensità, così come persone che si riconoscono soprattutto nell’intensità e molto meno nella descrizione classica dell’alta sensibilità.

Molto probabilmente, nella maggior parte dei casi, queste due caratteristiche convivono. Ma questo non significa necessariamente che siano la stessa cosa.

Il limite del concetto di alta sensibilità

Se c’è un limite che vedo nella divulgazione sull’alta sensibilità, non riguarda la teoria di Elaine Aron, ma il modo in cui è stata raccontata negli anni.

Molto spesso la persona altamente sensibile viene descritta quasi esclusivamente attraverso la sua vulnerabilità: qualcuno che soffre facilmente, che evita il conflitto, che si sente sopraffatto dagli stimoli, che ha bisogno di protezione.

Questa è sicuramente una parte della storia. Ma non è tutta la storia.

Esistono persone che, oltre a quella vulnerabilità, possiedono una forza enorme. Persone che creano, studiano, cambiano continuamente, mettono tutto in discussione, dedicano la propria vita a una ricerca, a un ideale, a un progetto. Persone che non riescono ad accontentarsi di una risposta semplice e continuano a cercarne una più profonda.

Ridurre queste persone soltanto al concetto di vulnerabilità significa, secondo me, perdere una parte fondamentale del loro funzionamento.

Ed è proprio quella parte che il concetto in di intensità prova a riportare al centro.

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